wisdom, traffic sign, meditation

Bene, ma non perfettamente!

Il vostro obiettivo è voler essere perfetti? Lo volete un consiglio?

Tempo di lettura: tutto quello che vi serve, spezzettato o tutto d’un fiato. Basta arrivare alla fine.

Non conviene aspettarsi di essere perfetti! È molto meglio essere contenti di ciò che si è riusciti a fare. Godetevi ogni successo!

Vi racconto di quella volta che ho fatto il saggio alla fine del corso di ballo country.

Si perché ho messo la spunta anche su quello (fatto e archiviato).

Avendo problemi di coordinazione e di memoria, che si sommano una incapacità congenita e mai compensata di distinguere la destra dalla sinistra, ero seriamente preoccupata dalla sera prima dello spettacolo. Che dico, dalla settimana prima dello spettacolo!

Non avrei voluto partecipare, ma si sa che non mi tiro mai indietro. No, non per coraggio o sicurezza ma piuttosto per una malsana incapacità a dire di no (anche questa è una cosa che prima o poi dovrò riuscire a compensare).

ballet, foot, feet

Notte insonne, agitazione durante tutto il tragitto da casa al teatro, mal di pancia, sudore freddo e voglia di scappare. Insomma: non vedevo l’ora di scendere da quel palco!

Anche i miei compagni di ballo erano agitati. Era la prima volta per tutti noi.

Più ci raccontavamo dei nostri timori e più io diventavo agitata.

L’ansia passava tra di noi come fosse il testimone della staffetta alle Olimpiadi.

Intanto le ballerine sul palco si davano il cambio.

Bambine in tutù rosa da far sciogliere il ghiaccio al polo nord.

Danzatrici del ventre da mille e una notte.

Gambe da salsa e merengue che sembravano arrivare direttamente da una pista cubana.

E poi noi, ma soprattutto e poi io.

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Saliamo le scale e facciamo il nostro ingresso sul palco.

Avevamo le luci puntate su di noi.

Non riuscivo a vedere il pubblico, ma sapevo che c’erano centinaia di persone a guardarci. Lo sapevo perché fino a poco prima ero lì tra loro e sentivo i loro commenti stellati per i loro cari e acidi per i cari degli altri.

Ormai non potevo più scappare, o forse sì ma ho scelto di restare fino alla fine.

Mi sono dimenticata dei passi, ho confuso destra e sinistra più di qualche volta.

Invece di essere soddisfatta dei passi ricordati, la mia attenzione era sui passi dimenticati perché forse non avevo provato abbastanza o semplicemente perché non ero brava come i miei compagni.

Nessuno tra il pubblico ha riso o fischiato, probabilmente non se ne sono nemmeno accorti.

Nessuno dei miei compagni mi ha mai fatto notare i miei errori, forse ognuno di loro era troppo impegnato a pensare a come aveva ballato o ai propri errori.

L’insegnante era soddisfatta e contenta della nostra prima rappresentazione pubblica.

Ci disse che eravamo stati bravi, che la prima volta è sempre “un po’ così”, che si cade, ci si rialza e le volte dopo va sempre meglio.

Mi sentii rassicurata, non c’era nulla di male. Stavo imparando. Non dovevo essere perfetta, specialmente la prima volta su un palco.

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Avevo di che essere soddisfatta:

  • Non ero scappata.
  • Mi ero esercitata una giusta quantità di tempo.
  • Mi ero esibita di fronte al pubblico più numeroso della mia vita.
  • Avevo imparato che va bene essere bravi senza dover essere perfetti.

Per me non ci sono state altre volte. La mia “carriera da ballerina country” si è fermata a quella prima e unica esibizione.

Del resto, Paganini non ripete.

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