La terapia della bambola si basa sulle teorie dell’attaccamento e dell’oggetto transizionale per gestire disturbi tipici della demenza, della malattia di Alzheimer e di altri disturbi del comportamento e dell’umore.
La demenza senile

La demenza senile una patologia invalidante, cronica e progressiva che colpisce solitamente gli anziani.
Per effettuare una diagnosi di demenza senile, è necessario che siano presenti, oltre alla perdita di memoria, almeno uno dei seguenti deficit cognitivi: afasia, aprassia, agnosia, compromissione della capacità di pianificare e di formulare il pensiero astratto.
Questi deficit cognitivi e alterazioni del comportamento, tipiche della demenza senile, devono compromettere il regolare svolgimento delle attività basiche e quotidiane.
È fondamentale distinguere l’invecchiamento fisiologico da quello patologico ovvero differenziare tra la progressiva perdita della memoria recente, comune con l’avanzare dell’età, e le forme di demenza senile che alterano e compromettono altre funzioni cognitive e mnemoniche che impediscono il normale svolgimento delle attività di vita quotidiana.
https://www.psychiatry.org/psychiatrists/practice/dsm
La malattia di Alzheimer

Tra le forme di demenza più comuni vi è malattia di Alzheimer, descritta per la prima volta nel 1906 dal Dr. Alois Alzheimer, che causa “un progressivo deterioramento cognitivo ed è caratterizzata dalle placche senili”.
I sintomi comportamentali, che solitamente vengono identificati attraverso l’osservazione diretta del paziente, sono: aggressione fisica, urla, agitazione, irrequietezza, wandering (vagabondaggio), comportamenti culturalmente inappropriati e disinibizione sessuale, accumulare o cercare oggetti, seguire o pedinare
mentre i sintomi psicologici, che vengono principalmente valutati sulla base di colloqui con i familiari o attraverso l’esame dello stato mentale del paziente sono: umore depresso, euforia, labilità emotiva, irritabilità, ansia, manie di persecuzione, allucinazioni, apatia, disturbi del sonno e dell’appetito.
https://www.psychiatry.org/patients-families/alzheimers/what-is-alzheimers-disease
Partiamo dalla base

Alla base della Doll Therapy ci sono le teorie di Winnicott e Bowlby che studiano i meccanismi sottostanti alle attività di accudimento.
Winnicot descrive l’oggetto transizionale come un oggetto concreto, per esempio la bambola, che permette al bambino di avvicinarsi alla realtà in maniera graduale. https://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Winnicott
Secondo Bowlby, e la teoria dell’attaccamento, i primi legami affettivi con la figura di accudimento influenzano i futuri meccanismi di adattamento all’ambiente e le successive relazioni emotive. In questo caso la bambola può soddisfare bisogni di attaccamento dell’anziano, risvegliando emozioni sperimentate in passato.
https://it.wikipedia.org/wiki/John_Bowlby
Benefici della Doll Therapy
Gli obiettivi della terapia della bambola sono la diminuzione di agitazione, wandering e inattività e la stimolazione di attenzione e concentrazione.
Concentrarsi sulla bambola e avere atteggiamenti di dolcezza e affetto aiutano l’anziano malato a rilassarsi, limitando anche l’insonnia, riducendo gli eccessi di ira e di ansia. Cullando la bambola o cantando una ninna nanna si possono risvegliare ricordi piacevoli. La bambola può ridurre l’apatia e aiutare creare delle relazioni con ospiti o caregiver.
Tali benefici si manifestano solo se la terapia della bambola viene somministrata correttamente.

Tecniche della Terapia della Bambola
Esistono diverse tecniche e Doll Therapy può essere effettuata sia al bisogno (nei momenti di maggiore irrequietezza o apatia) che in sessioni di durata prestabilita e in momenti specifici del giorno.
Per continuare ad avere reazioni di entusiasmo e non avvolgere la bambola in una coltre di apatia e indifferenza è bene non somministrare la bambola troppo spesso.
Secondo le linee guida dell’organizzazione Alzheimer’s Australia è necessario identificare eventuali traumi familiari che possano minare l’efficacia della terapia e indagare le preferenze relative al tipo di bambola.
È importante non costringere l’assistito ad accudire la bambola e se la percepisce come un neonato, non è indicato tentare di riportare la persona alla realtà.
Secondo Andrew (2006), la bambola deve essere presentata all’anziano in un modo da permettere alla persona di stabilire se si tratta di un bambino o una bambola giocattolo.
Secondo Ivo Cilesi si possono verificare tre possibilità quando si presenta la bambola all’anziano:
- la prima è che viene riconosciuto come oggetto inanimato e quindi non viene considerato come elemento di attaccamento
- nel secondo caso la bambola viene accudita e riconosciuta come un bambino
- nel terzo si possono alternare momenti di attaccamento a indifferenza e rifiuto.

Conclusioni
La doll therapy è ancora al centro di un dilemma etico visto che alcuni studiosi si interrogano sulla correttezza di utilizzo di una bambola con delle persone adulte, in termini di rispetto della dignità personale vista in una condizione ritenuta quasi “infantile”.
L’OMS si batte da anni per la difesa dei diritti dei malati e anche l’esclusione dalla terapia della bambola potrebbe rappresentare una limitazione nei diritti di questi pazienti.
È importante sottolineare che non tutti i pazienti con demenza possono trarre beneficio dalla Doll Therapy e che la Doll Therapy promuove un ambiente sicuro e non presenta effetti collaterali significativi se viene monitorato l’andamento della terapia e il livello di interazione del paziente.
In ogni caso la Terapia della Bambola viene considerata come un valido trattamento per migliorare la qualità della vita delle persone con demenza, Alzheimer e/o disturbi del comportamento e dell’umore, sia delle persone a loro vicine.
https://www.centroalzheimer.org/la-terapia-della-bambola/
https://www.nurse24.it/specializzazioni/salute-mentale/doll-therapy-aiuto-persone-demenza.html
